Blog di informiamo » Scienza » Più veloci della luce e rallentati «Neutrini vittime di uno show»
Più veloci della luce e rallentati «Neutrini vittime di uno show»
È toccato ai neutrini, «più veloci della luce» e invece rallentati. Ma la smentita dopo l’annuncio dei risultati scientifici è capitata anche all’esperimento sulla «memoria dell’acqua», pubblicato dalla rivista Nature nel 1988, poi pentitasi:
il medico e immunologo Jacques Benveniste (1935-2004), autore di quell’esperimento, fu poi accusato di truffa e di conflitti di interesse con le aziende di prodotti omeopatici. Sorte analoga Stessa sorte per gli esperimenti di Fleischmann e Pons sulla fusione nucleare fredda. Quello che successe in seguito al loro annuncio del 1989 lo sappiamo tutti: smentiti. Stavolta sono stati i ricercatori di Ginevra ad annunciare che no, i neutrini non sono più veloci della luce. Dopo il clamore dell’annuncio, il clamore della smentita. D’altronde Francesco Bacone nel Seicento e poi Karl Popper nel Novecento lo avevano già detto: la verità, per emergere, ha sempre bisogno di qualche errore. Analizziamo il fenomeno con Carlo Rovelli, fisico teorico nato a Verona nel 1956, tra gli iniziatori della gravità quantistica a loop (una delle principali ipotesi teoriche per unire la teoria di Einstein e la meccanica quantistica); dopo anni in America ora è a Marsiglia, dove insegna fisica teorica e dirige il gruppo di ricerca in gravità quantistica del Centro di fisica teorica di Luminy.
Professore, con i neutrini tanto rumore per nulla?
A me sembra che se un problema ci sia stato, con i neutrini, abbia riguardato più il passaggio dai comunicati scientifici ai titoli dei giornali, sopratutto italiani. Faccio un esempio che mi sembra illuminante. Dopo la conferenza al Cern, il sito internet della Bbc titolava: «Misure sulla velocità della luce rendono perplessi gli scienziati»; mentre in Italia il giorno dopo La Repubblica titolava: «Cern conferma la scoperta. Neutrini più veloci della luce». Il titolo della Repubblica era un falso. Non corrispondeva a quanto avessero detto gli scienziati e neppure al contenuto dell’articolo.
Colpa della stampa che ha usato l’indicativo laddove la scienza ha usato il condizionale?
È molto bello che i media ora si occupino di più di scienza, e spero continuino a farlo. Ma devono imparare a rinunciare al sensazionalismo. C’è in gioco la credibilità della scienza, che è un bene prezioso, già un po’ in pericolo.
Come si concilia dunque la necessità di comunicare l’esito di una ricerca scientifica con i tempi della verifica che la scienza stessa esige?
Gli scienziati dell’esperimento Opera del Gran Sasso hanno aspettato molto prima di annunciare le anomalie che trovavano. Non trovavano la soluzione. Cosa dovevano fare? Tenere tutto nascosto? E se poi veramente i neutrini vanno più veloci della luce? È poco plausibile, ma non siamo certi che non possa succedere.
Dove finisce lo show e dove inizia la scienza?
Si può fare show, senza dire sciocchezze. In questo caso, dire che gli scienziati erano tutti perplessi per una misura anomala che sembrava mettere tutto in dubbio e andava quindi rifatta era corretto. Dire che c’era la conferma che i neutrini andassero più veloci della luce era una sciocchezza.
Allora il clamore dedicato alle smentite è stato eccessivo?
Sì, perché, insisto, in questo caso nessuno ha mai annunciato di avere raggiunto un risultato. La conferma della scoperta è un’aggiunta dei giornalisti. Basta rileggere i comunicati ufficiali. Sono di una cautela più che andreottiana. Dicono solo che c’è qualcosa che non si capisce e quindi bisogna fare nuove misure.
In sintesi possiamo dire la scienza non merita titoli da oscillazioni borsistiche?
Esatto!
Silvia Bernardi
Filed under: Scienza · Tags: carlo rovelli, Jacques Benveniste, lenti, neutrini, velocità luce























