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Isaac Asimov: visioni futuribili del pianeta Terra

 

“Ormai ho esteso le mie predizioni sul futuro della robotica fino al limite estremo, al momento finale, con il racconto L’ultima domanda pubblicato nel 1957. Ma ho il segreto sospetto che, se la razza umana riuscirà a sopravvivere, in un modo o nell’altro andremo anche oltre. Purtroppo la vita non dura in eterno, e io non potrò assistere ancora a lungo alla corsa della tecnologia. Dovrò accontentarmi dell’applauso delle generazioni future, che saranno testimoni del mio trionfo… se un trionfo potrò mai avere. Io non ci sarò”.


Era il 1986. Isaac Asimov (1920-1992), padre della robotica, scrisse queste parole nella prefazione all’antologia Sogni di robot (Il Saggiatore, Milano 2003).
A vent’anni dalla morte del più celebre autore di fantascienza – l’unico ramo della letteratura che accetta l’inevitabilità del cambiamento, come la definì Asimov – è ancora presto per affermare con cristallina certezza che le sconcertanti visioni futuristiche del buon Dottore siano attuate, o – tantomeno – realizzabili. Ci troviamo soltanto all’inizio dell’immensa spirale di tempo abbracciato dalle sue opere: a partire dal XXI secolo, l’umanità viene proiettata in avanti di oltre cinque millenni. Per molti europei, non immaginando nemmeno come arrivare a fine mese, l’ipotesi di gettare uno sguardo così lontano è impressionante. Nell’èra della Fondazione, ci sarà ancora lo spread?
Nato in ex-Unione sovietica, a Petroviči – villaggio dell’oblast’ di Smolensk, una manciata di chilometri dal confine orientale con la Bielorussia – Asimov giunse negli Stati Uniti d’America assieme alla famiglia: correva l’anno 1923. Stabilitosi nella grande mela, precisamente a Brooklyn – un riferimento geografico che è spesso presente nei suoi scritti – a soli diciott’anni riuscì a vendere il primo racconto, La minaccia di Callisto. Fu pubblicato dalla rivista “Astonishing stories” nel 1940; il genere della fantascienza inaugurava la propria l’età dell’oro.
In ambito accademico, il dottor Asimov – laureato in Chimica e Biologia alla Columbia University e docente presso la prestigiosa School of Medicine di Boston – è conosciuto e apprezzato per le centinaia di saggi, trattati e manuali di divulgazione scientifica. Tra questi, Il collasso dell’Universo (1972) ove indaga l’oscuro fenomeno dei buchi neri, l’entropia, la forza di gravità e le attività stellari. In Supernove (1977), lo scienziato indica le potentissime esplosioni di corpi celesti come primigenia forza fecondatrice del cosmo; Civiltà extraterrestri (1979) delinea un’analisi delle probabilità che altre forme di vita evoluta stiano prolificando nella nostra galassia – o al di fuori di essa.
Una risposta rigorosamente tecnica alla domanda: “Siamo soli?”. Secondo l’autore: assolutamente no. Sarebbero infatti almeno 530mila i pianeti della Via Lattea – distanti anni luce dalla Terra – in cui è in corso lo sviluppo di una civiltà tecnologica.
Fra le innumerevoli indagini del “più grande divulgatore dei nostri giorni”, come fu indicato dall’astronomo Carl Sagan (1934-1996), non poteva mancare In principio, il libro della Genesi interpretato alla luce della scienza (1981).
Torniamo al genere che lo ha reso più noto. In particolare, la FS “vecchio stile” del Dottore non ha rappresentato una mera fonte di reddito, né uno stravagante divertissement: il proposito essenziale è stato quello di “imparare a prevedere con buona precisione e, quando stendiamo i nostri piani, a prendere in considerazione non ciò che esiste al momento, ma ciò che presumibilmente esisterà fra cinque, dieci o venti anni, se vogliamo che la soluzione ideata sia efficace” [1].
Nel sopraccitato editoriale, Asimov espresse con chiarezza la sua considerazione della letteratura fantascientifica: i vertiginosi avanzamenti tecnologici, a partire dagli anni Cinquanta, hanno conferito all’uomo un “potere che può distruggere la civiltà, qualora venga usato male, oppure portarla a vette mai sognate – se sapremo usarlo nel modo migliore” [2]. La fantascienza asimoviana, come strumento di previsione empiricamente fondato su teorie contemporanee, viaggia tra dinamiche del cambiamento tecnologico e resistenze umane dinanzi a tale cambiamento. La FS può influenzare il mondo? Questo, come egli osservava, è già accaduto: “Il fisico ungherese Leo Szilard, alla metà degli anni Trenta, cominciò a pensare alla possibilità di una reazione a catena che potesse produrre una bomba nucleare. (…) E come mai a Szilard è venuta quell’idea? Stando alla sua stessa testimonianza, l’idea gli è venuta perché aveva letto un racconto di H.G. Wells (uscito nel 1902) in cui compariva una ‘bomba atomica’ (è questa l’esatta espressione usata da Wells)” [3].
Elettrizzato da Io, Robot (1950), Joseph F. Engelberger (n. 1925) alla fine degli anni Cinquanta fondò la Universal automation – un’industria che, nel secolo scorso, produsse un terzo di tutti i robot in attività e ne installò più di chiunque altro.
Quali problemi è chiamato a risolvere il genere umano per garantire lo sviluppo della specie? Asimov, di “fede” agnostica, era ossessionato dal dilemma della sovrappopolazione. Le sue visioni avveniristiche hanno ovunque auspicato i robot – o meglio, le intelligenze artificiali – come numi tutelari del genere umano. Senza di essi e senza un’adeguata politica di controllo delle nascite, il futuro dei terrestri – descritto nel racconto Madre Terra (1949), anteriore ai romanzi dei robot – è relegato entro oppressive e brulicanti megalopoli, fra scarsità di risorse e frustrazione collettiva.
Una nuova razza di umani, frutto dell’ingegneria genetica – Asimov sosteneva l’eventualità di “cambiare noi senza modificare l’ambiente”, anziché cambiare l’ambiente per adattarlo a noi – avrebbe colonizzato lo spazio sotto la guida delle IA, cervelli positronici in grado di scoprire la propulsione iper-luce. Mondi vastissimi e civiltà fiorenti ove condurre esistenze agiate con il loro supporto. Invece la Terra, il pianeta madre, condannato all’oblio e alla decadenza dal divieto etico-religioso sull’utilizzo dei robot.
Al momento attuale – mentre nella Repubblica Popolare della Cina la possente multinazionale FoxConn sostituisce operai sottopagati con macchine antropomorfe – la questione è aperta. Vale dunque la pena soffermarsi sul XXI secolo asimoviano e confrontarlo con il presente.
I primi anni 2000 vedono una rapida ascesa della scienza robotica; presso la US Robots and mechanical men – fondata nel 1982 – la progettazione del primo cervello positronico si basa sull’assunto delle Tre leggi della robotica. Mentre la psicologa Susan Calvin si occupa di analizzare materie grigie sintetiche, nascono correnti politiche contrarie al loro utilizzo sul suolo terrestre. Le macchine saranno destinate ai progetti spaziali.
Sempre più sofisticate e umanoidi, queste IA di nuova generazione suscitano angosciose fobie nella psiche umana; dilaga il “complesso di Frankenstein”.
The Brain, un’avanzata entità positronica della US Robots, risolve le intricate problematiche relative alla propulsione spaziale: nel 2039, per l’uomo si apre la via delle stelle.
La popolazione s’interroga sulla vera identità di Stephen Byerley, l’uomo politico più influente del secolo – ovvero, colui che riunirà le aree amministrative sovranazionali del pianeta sotto l’egida del governo mondiale unico: è un essere umano o un robot? In ogni caso, il 2044 vede realizzarsi l’epocale svolta.
I calcolatori della serie Multivac elaborano soluzioni a quesiti ambientali e amministrativi: sino alla metà del XXI secolo, il governo globale delle Macchine è ritenuto strettamente indispensabile. Finché – in seguito alla scoperta dei primi pianeti abitabili (2060) e alla creazione della colonia Aurora – le intelligenze artificiali si autodistruggono, restituendo all’umanità il libero arbitrio.
Torneranno in auge cent’anni più tardi, con l’intervento del robot più umano della fantascienza: Andrew Martin – L’uomo bicentenario (1976), un racconto che valse allo scrittore un Premio Hugo e un Premio Nebula, entrambi ricevuti nel ’77 (fra gli altri).
Come anticipato, il viaggio spaziotemporale in cui ci conduce Asimov – a velocità supersoniche – raggiunge l’anteriorità estrema dell’èra della Fondazione, ove un immenso e diversificato impero galattico affolla l’universo. A voi lettori – e amanti del genere – l’opzione di intraprendere o meno quel viaggio, qualora non l’aveste già fatto…
Tuttavia, il buon Dottore ha voluto indirizzare un severo monito con la Lettera per la prossima generazione (1989): attendere una crisi che ci forzi ad agire globalmente comporta il rischio di farci agire troppo tardi.
Inoltre: “Pensate solo che sarebbe possibile installare una rete di centrali elettriche solari in orbita, in grado di inviare l’energia raccolta sulla Terra. Energia pulita e a disposizione di tutti, indipendentemente dalla geografia. Se queste centrali fossero costruite con lo sforzo congiunto di ogni nazione, l’energia prodotta apparterrebbe a tutti e ce ne sarebbe a sufficienza per tutti. Tali stazioni solari necessiterebbero di una manutenzione continua, richiedendo così un impegno unitario prolungato. Nel caso che seri disordini dovessero interferire, l’energia verrebbe a mancare” [4].
Nei romanzi dell’èra Spaziale (2064-4728 d.C.), l’autore ha collocato – sempre nella città di New York – il proprio alter ego: l’agente di polizia Elijah Baley (Terra, 4679-Baleyworld, 4762 d.C.). È il tempo degli Abissi d’acciaio (1954), le sterminate e deliranti città occluse nel sottosuolo terrestre; otto miliardi di persone condannate alla coabitazione forzata, spazi angusti e libertà assai ridotte.
Asimov ha descritto un futuro; un futuro che oggi è ancora da scegliere.

Note:
[1] Isaac Asimov, The influence of Science Fiction, “The Isaac Asimov’s Science Fiction magazine”, N. 8, 1981. Crf.: http: / / www. isaacasimov. it / Asimov_ sulla_ SF.pdf
[2] Ivi.
[3] Ivi.
[4] Isaac Asimov, Una lettera per la prossima generazione, 1989. Cfr.: http: / / www. isaacasimov. it / nextgen. htm

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