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	<title>Blog di informiamo</title>
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		<title>Un mistero sulle piramidi, risolto</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 16:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Misteri]]></category>
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		<description><![CDATA[Almeno uno: una nuova teoria prova a spiegare perché i faraoni smisero di costruirle e perché la loro copertura è completamente sparita (c&#8217;entra il caldo e il freddo)
Viste da vicino, le piramidi di Giza non hanno l’aspetto che ci si immagina debba avere una piramide: una superficie liscia e regolare come quella di un muro. Le piramidi sono fatte a gradoni, con i blocchi di pietra che sporgono in maniera irregolare. Prima che fosse proibito, era molto facile per i turisti arrampicarsi su quei gradoni irregolari fino sulla cima. Il motivo è che la copertura esterna, quella che si vede ancora sulla punta della piramide di Cheope, liscia e regolare, è crollata col passare dei secoli.

Per molto tempo gli archeologi si sono interrogati su questo fenomeno: come mai la copertura esterna delle piramidi ha ceduto così facilmente nelle piramidi di Giza? Un’altra domanda che si sono posti gli egittologi è: ...]]></description>
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<h2>Almeno uno: una nuova teoria prova a spiegare perché i faraoni smisero di costruirle e perché la loro copertura è completamente sparita (c&#8217;entra il caldo e il freddo)</h2>
<p>Viste da vicino, le piramidi di Giza non hanno l’aspetto che ci si immagina debba avere una piramide: una superficie liscia e regolare come quella di un muro. Le piramidi sono fatte a gradoni, con i blocchi di pietra che sporgono in maniera irregolare. Prima che fosse proibito, era molto facile per i turisti arrampicarsi su quei gradoni irregolari fino sulla cima. Il motivo è che la copertura esterna, quella che si vede ancora sulla punta della piramide di Cheope, liscia e regolare, è crollata col passare dei secoli.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/Il-mistero-delle-piramidi-risolto.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4142" alt="Il-mistero-delle-piramidi-risolto" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/Il-mistero-delle-piramidi-risolto.jpg" width="366" height="154" /></a></p>
<p>Per molto tempo gli archeologi si sono interrogati su questo fenomeno: come mai la copertura esterna delle piramidi ha ceduto così facilmente nelle piramidi di Giza? Un’altra domanda che si sono posti gli egittologi è: come mai in piramidi più antiche, come ad esempio la meno nota Piramide Romboidale, la copertura ha resistito molto meglio? <em>The Atlantic</em> racconta la storia di Peter James, un ingegnere che dopo una serie di lavori sul posto ha pubblicato una nuova teoria su questo fenomeno che, secondo lui, potrebbe anche rispondere a un’altra domanda: perché, circa 1.600 anni prima della nascita di Cristo, i faraoni smisero di costruire piramidi e spostarono i loro siti di sepoltura nella Valle dei Re?</p>
<p>La spiegazione generalmente accettata per il crollo delle coperture era che la pietra di cui erano composte veniva rubata per essere utilizzata in altre costruzioni. Secondo James, però, le piramidi non riportano i segni di un saccheggio. Inoltre, la copertura è stata rimossa anche ad altezza considerevole, non solo al livello vicino al suolo, dove i saccheggiatori avrebbero potuto avere facile accesso. Questa teoria inoltre non spiega come mai alcune delle piramidi più antiche siano state risparmiate da questi ladri di pietra.</p>
<p>Secondo James il colpevole è il movimento termico, cioè l’espansione e la contrazione a cui sono sottoposti i blocchi di pietra a causa dell’escursione termica. Nella rivista di ingegneria <em>Structure</em>, James ha spiegato la sua teoria:</p>
<blockquote><p>Durante il giorno [in Egitto] la temperatura raggiunge i 40 gradi sulla facciata esterna della piramide, mentre di notte si raffredda fino a 3 gradi, a causa della mancanza di protezioni e all’esposizione al vento. Questo causa un’escursione termica media giornaliera di 37 gradi. Le fotografie della Piramide Romboidale mostra che l’espansione termica ha spinto i blocchi di pietra verso gli angoli della piramide, dai quali sono caduti.</p></blockquote>
<p>Secondo James, quando i blocchi si restringono durante le notti fredde, polvere e sabbia scendono ad occupare gli interstizi tra un blocco e l’altro. Durante giorno i blocchi tornano a espandersi e finiscono con il premere contro i blocchi vicini, spingendoli verso il bordo della piramide. Moltiplicando questi piccoli spostamenti per molti anni e si può spiegare come mai la copertura esterna della piramide sia franata. Una volta a terra, i blocchi vennero probabilmente portati via e riutilizzati come materiali da costruzione.</p>
<p>Questa teoria spiega anche perché nella Piramide Romboidale la copertura abbia resistito quasi ovunque (è danneggiata solo agli angoli), molto meglio che nelle piramidi più moderne. Le piramidi di Giza furono condannate dalla loro perfezione: le pietre che ne componevano la struttura esterna erano perfettamente tagliate e combacianti le une contro le altre. Senza spazio per espandersi i blocchi hanno cominciato molto prima a premere gli uni contro gli altri. In un tempo, secondo James, relativamente breve, si crearono così le prime crepe nella copertura e i primi crolli di blocchi.</p>
<p>Nelle piramidi più antiche le tecniche di costruzione non erano altrettanto raffinate e i blocchi avevano uno spazio maggiore per contrarsi ed espandersi. Era necessaria che cadesse una quantità maggiore di sabbia e di polvere per riempire gli interstizi e questo ha portato a una conservazione maggiore della copertura esterna. James formula anche una teoria più azzardata: i faraoni che vedevano le tombe dei loro predecessori creparsi in un tempo relativamente breve potrebbero aver cominciato a pensare che la piramide era un metodo un po’ troppo fragile per perpetuare in eterno la loro memoria. Forse, insieme ad altri fattori, la fragilità delle piramide può aver contribuito alla scelta dei faraoni, a partite dal XVI secolo avanti Cristo, di non essere più sepolti nelle piramidi, ma all’interno delle tombe nella Valle dei Re.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilpost.it/2013/05/12/un-mistero-sulle-piramidi-risolto/" target="_blank">Ilpost</a></p>
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		<title>E’ mistero sul “vulcanetto”: cresce la preoccupazione</title>
		<link>http://informiamo.altervista.org/blog/e-mistero-sul-vulcanetto-cresce-la-preoccupazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 15:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
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		<description><![CDATA[ Campagnola, non sono ancora chiare la natura e l’origine dello strano fenomeno. Già tre gli episodi simili che si sono manifestati nell’area del cratere del sisma
CAMPAGNOLA
Resta il mistero sul vulcanetto che giovedì ha fatto capolino in un campo di San Bernardino di Campagnola. Gas, torba, acqua e fango, saranno gli esperti dell’Ufficio tecnico del comune, assieme a quelli dell’Arpa provinciale e, se necessario, quelli della Provincia e della Protezione civile a stabilirlo nei prossimi giorni. Già domani potrebbero iniziare i sondaggi e lo studio del fenomeno, con l’arrivo degli esperti nel campo di vite di San Bernardino, il quale, intanto, è stato segnalato alle autorità da parte del proprietario (venerdì sera anche il sindaco di Campagnola, Paola Baraldi, si è recata sul posto assieme a un assessore) e agli esperti.

Nella Bassa continua però a mantenersi un clima di preoccupazione diffusa, dato che anche lo scorso anno si era verificato un ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>  Campagnola, non sono ancora chiare la natura e l’origine dello strano fenomeno. Già tre gli episodi simili che si sono manifestati nell’area del cratere del sisma</p>
<p><strong>CAMPAGNOLA</strong></p>
<p>Resta il mistero sul vulcanetto che giovedì ha fatto capolino in un campo di San Bernardino di Campagnola. Gas, torba, acqua e fango, saranno gli esperti dell’Ufficio tecnico del comune, assieme a quelli dell’Arpa provinciale e, se necessario, quelli della Provincia e della Protezione civile a stabilirlo nei prossimi giorni. Già domani potrebbero iniziare i sondaggi e lo studio del fenomeno, con l’arrivo degli esperti nel campo di vite di San Bernardino, il quale, intanto, è stato segnalato alle autorità da parte del proprietario (venerdì sera anche il sindaco di Campagnola, Paola Baraldi, si è recata sul posto assieme a un assessore) e agli esperti.</p>
<p><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/vulcanetto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4139" alt="vulcanetto" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/vulcanetto.jpg" width="160" height="244" /></a></p>
<p>Nella Bassa continua però a mantenersi un clima di preoccupazione diffusa, dato che anche lo scorso anno si era verificato un fenomeno simile, poco prima del terremoto. Preoccupazione che è rafforzata dal fatto che anche nel Mantovano e nel Ferrarese si siano verificati fenomeni simili nelle ultime settimane.</p>
<p>Quello della formazione di vulcanetti e della presenza di gorgoglii provenienti dalle viscere della terra è un fenomeno che non è però nuovo nella Bassa e in tutta la pianura, e la sua origine può essere molteplice. Per questo motivo ancora nessuno ha voluto esprimersi ufficialmente sull’evento, che necessità di uno studio approfondito.</p>
<p>I casi analoghi. Mercoledì è stato San Giovanni del Dosso, comune del Mantovano al confine con il territorio di Mirandola e non lontano da Rolo a essere interessato da questi gorgoglii. Anche in quell’occasione era stato un campo di vite a “brontolare” e a emettere un qualche tipo di gas e liquido, che i primi esami svolti dai geologi della Provincia di Mantova sembrano aver identificato con anidride carbonica. La presenza di metano sembra dunque esclusa, e pare che il fenomeno si dovuto a una sacca di anidride carbonica che, intrappolata sotto al terreno del campo, si è “liberata” anche in seguito ai movimenti tellurici degli ultimi mesi. Il fenomeno sembra dunque essersi originato dopo il terremoto e non una sua avvisaglia.</p>
<p>Il “geyser” di Ferrara. Ad Ambrogio, comune ferrarese situato nelle vicinanze di Copparo, a nord est della città estense, la scorsa settimane si è formato invece un vero e proprio “geyser”, composto da acqua salata e ribollente, fenomeno non nuovo in un territorio di recente bonifica come il Ferrarese. Anche in questo caso i tecnici dell’Ingv stanno svolgendo alcune verifiche.</p>
<p>Fonte: <a href="http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2013/05/19/news/e-mistero-sul-vulcanetto-cresce-la-preoccupazione-1.7098719" target="_blank">Gazzettadireggio</a></p>
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		<title>Missoni, telefonate &#8220;dal fondo del mare&#8221;</title>
		<link>http://informiamo.altervista.org/blog/missoni-telefonate-dal-fondo-del-mare/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 10:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Misteri]]></category>
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		<description><![CDATA[A marzo tre chiamate sarebbero partite dal numero di Maurizia Castiglioni, compagna di Vittorio, verso il numero della sorella e di un&#8217;amica
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08:31 - Si infittisce il mistero di Vittorio Missoni, scomparso con la compagna, Maurizia Castiglioni e altri due amici (i coniugi bresciani Elda Scalvenzi e Guido Foresti) e i piloti venezuelani, Hernan Marchan e Juan Carlos Ferrer, mentre era a bordo di un aereo in volo da Los Roques a Caracas. Nel mese di marzo, a oltre tre mesi dalla sparizione, avvenuta il 4 gennaio, dal telefono della Castiglioni sarebbero partite infatti tre chiamate.
Secondo quanto riporta il settimanale &#8220;Oggi&#8221;, le telefonate sono state ricevute dalla sorella e da un&#8217;amica della donna.Un sms alla compagna del copilota - Ma non solo: prima ancora delle delle telefonate, l&#8217;8 gennaio, un sms sarebbe arrivato a Nora, compagna del copilota dell&#8217;aereo scomparso, Juan Carlos Ferrer, proprio dal cellulare del suo convivente. A raccontarlo al settimanale &#8220;Oggi&#8221; è Maria Alejandra Ferrer, sorella ...]]></description>
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<h2>A marzo tre chiamate sarebbero partite dal numero di Maurizia Castiglioni, compagna di Vittorio, verso il numero della sorella e di un&#8217;amica</h2>
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<p><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/Cusani.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4135" alt="Cusani" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/Cusani.jpg" width="252" height="188" /></a></p>
<p>08:31 - Si infittisce il mistero di <strong>Vittorio Missoni</strong>, scomparso con la compagna, <strong>Maurizia Castiglioni e altri due amici</strong> (i coniugi bresciani Elda Scalvenzi e Guido Foresti) e i piloti venezuelani, Hernan Marchan e Juan Carlos Ferrer, mentre era <strong>a bordo di un aereo in volo da Los Roques</strong> a Caracas. Nel mese di marzo, a oltre tre mesi dalla sparizione, avvenuta il 4 gennaio, dal telefono della Castiglioni sarebbero <strong>partite infatti tre chiamate</strong>.</p>
<div>Secondo quanto riporta il settimanale &#8220;Oggi&#8221;, le telefonate sono state ricevute dalla sorella e da un&#8217;amica della donna.<strong>Un sms alla compagna del copilota</strong> - Ma non solo: prima ancora delle delle telefonate, l&#8217;8 gennaio, un sms sarebbe arrivato a Nora, compagna del copilota dell&#8217;aereo scomparso, Juan Carlos Ferrer, proprio dal cellulare del suo convivente. A raccontarlo al settimanale &#8220;Oggi&#8221; è Maria Alejandra Ferrer, sorella minore di Juan Carlos. &#8220;Il messaggio non contiene una frase di senso compiuto, ma solo punti interrogativi, simboli e una lettera&#8221;.</p>
<p><strong>Il giallo dei telefoni</strong> - Secondo gli esperti, se i telefoni fossero sott&#8217;acqua, come dovrebbe essere in caso di un incidente aereo, non sarebbe possibile che i cellulari emettano segnali. &#8220;Se l&#8217;aereo è precipitato i cellulari in acqua non emettono alcun segnale. Sono morti &#8211; ha spiegato a &#8220;Oggi&#8221; Roberto Cusani, professore ordinario di ingegneria delle Telecomunicazioni alla Sapienza di Roma -. Perché possano funzionare non solo devono essere all&#8217;asciutto ma devono avere la copertura di un&#8217;antenna vicina. Quindi, analizzando quelle chiamate, si può risalire alla stazione radiobase alla quale si sono appoggiate e scoprire la località dalla quale sono partite&#8221;.</p>
</div>
<div></div>
<div>Fonte: <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/1096294/missoni-telefonate-dal-fondo-del-mare-.shtml" target="_blank">TGcom</a></div>
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		<title>Scontro tra ufologi: Avvistamento Ufo, la replica di Pugliese al Cisu</title>
		<link>http://informiamo.altervista.org/blog/scontro-tra-ufologi-avvistamento-ufo-la-replica-di-pugliese-al-cisu/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvistamenti UFO]]></category>
		<category><![CDATA[Ufologia]]></category>
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		<description><![CDATA[ Il ricercatore cassanese respinge le accuse e replica duramente all&#8217;organizzazione ufologica pugliese.
«Il CISU sbaglia».
Perentoria e ferma la replica di Giovanni Pugliese all&#8217;organizzazione ufologica pugliese.
L&#8217;autore dello scatto fotografico, che ha immortalato un &#8220;presunto&#8220; ufo sui cieli di Cassano, non ci sta e respinge l&#8217;accusa di falso fatta da questa organizzazione, che ieri, con una nota inviata alla nostra redazione, metteva bollava l&#8217;immagine di Pugliese come un trucco.
«Per me - dichiara Pugliese - è un oggetto non identificato a forma sferica, se si tratti di un’altra cosa che volava certamente è da verificare. Accusarmi di avere fatto un falso è una cosa molto grave, visto che hanno fatto un’analisi senza originali, senza indagini sul campo e senza aver contattato il testimone. Hanno fatto solo un’analisi ottica su una foto messa su internet.  Per un&#8217;analista è una cosa gravissima e dimostra una mancanza di serietà».
«Il giudizio di Bertotti e Cassano del Cisu Puglia è del tutto fuori luogo, perché, ripeto, le ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 id="ContentPlaceHolder1_Content_NewsDetail1_H2sommarioContent">  Il ricercatore cassanese respinge le accuse e replica duramente all&#8217;organizzazione ufologica pugliese.</h2>
<div id="attachment_4132" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/Giovanni-Pugliese.jpg"><img class="size-full wp-image-4132" alt="Giovanni Pugliese" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/Giovanni-Pugliese.jpg" width="300" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Pugliese</p></div>
<p>«<em>Il CISU sbaglia</em>».</p>
<p>Perentoria e ferma la replica di <strong>Giovanni Pugliese</strong> all&#8217;organizzazione ufologica pugliese.</p>
<p>L&#8217;autore dello scatto fotografico, che ha immortalato un &#8220;<strong>presunto</strong>&#8220; <a href="http://www.cassanolive.it/news/Attualit%C3%A0/214888/news.aspx#main=articolo">ufo sui cieli di Cassano</a>, non ci sta e respinge l&#8217;<strong>accusa di falso</strong> fatta da questa organizzazione, che ieri, con <a href="http://www.cassanolive.it/news/Attualit%C3%A0/215286/news.aspx#main=articolo">una nota </a>inviata alla nostra redazione, metteva bollava l&#8217;immagine di Pugliese come un trucco.</p>
<p>«<em>Per me </em>- dichiara Pugliese - <em>è un oggetto non identificato a forma sferica, se si tratti di un’altra cosa che volava certamente è da verificare. Accusarmi di avere fatto un falso è una cosa molto grave, visto che hanno fatto un’analisi senza originali, senza indagini sul campo e senza aver contattato il testimone. Hanno fatto solo un’analisi ottica su una foto messa su internet.  Per un&#8217;analista è una cosa gravissima e dimostra una mancanza di serietà</em>».</p>
<p>«<em>Il giudizio di Bertotti e Cassano del Cisu Puglia è del tutto fuori luogo, perché, ripeto, le analisi si fanno sugli originali, anche un bambino lo comprende. Ora capisco</em> - continua Pugliese - <em>perché tutte le loro indagini sugli altri casi ufologici in passato si siano rivelate tutte  sbagliate, con il risultato di accusare sempre delle persone che hanno agito in buona fede. Nel frattempo ho passato le foto al CUFOM &#8211; Centro Ufologico Mediterraneo &#8211; che invece svolge le indagini sempre in maniera corretta</em>».</p>
<p>«<em>Ho sempre agito in buona fede e svolgo le mie ricerche onestamente, senza guadagno e non accetto che mi diano del falsario. Tutelerò in tutti i modi previsti dalla legge la mia onorabilità. Mi piacerebbe chiedere a questi signori i casi di oggetti fotografati o filmati che erano sicuramente degli ufo, al di là di ogni dubbio.  Questi pensano che siano validi solo i racconti di dischi volanti degli anni &#8217;50, dove non ci sono assolutamente prove</em>».</p>
<p>«<em>Ma sono degli ufologi questi? </em>- domanda il ricercatore cassanese -. <em>Già in un caso verificatosi a Grottaglie &#8211; in cui il CUFOM dichiarò che l&#8217;oggetto poteva essere qualsiasi cosa – hanno messo in bocca al Centro con cui collaboro  delle cose non vere, valutando la vicenda sempre su materiale non originale. Non è che per caso vi dà fastidio che ci siano i nuovi centri ufologici che scoprono sempre nuovi casi</em>?»</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.cassanolive.it/news/Attualit%C3%A0/215368/news.aspx#main=articolo" target="_blank">CassanoLive</a></p>
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		</item>
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		<title>E se la vita extraterrestre fosse  dove non la stiamo cercando?</title>
		<link>http://informiamo.altervista.org/blog/e-se-la-vita-extraterrestre-fosse-dove-non-la-stiamo-cercando/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 08:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Esobiologia]]></category>
		<category><![CDATA[extraterrestre]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[
Secondo una ricercatrice americana, la gamma di esopianeti abitabili che potrebbero ospitare condizioni favorevoli alla vita sarebbe ben più ampia di quanto ipotizzato
di Marc Kaufman
&#160;
I ricercatori, negli ultimi decenni, hanno scoperto che la nostra Via Lattea, così come miliardi di altre galassie, è piena zeppa di pianeti extrasolari. La questione molto complessa e dibattuta che rimane da chiarire è se qualcuno di loro può effettivamente ospitare la vita.
Gran parte degli scienziati ritiene che la ricerca di pianeti potenzialmente abitabili debba concentrarsi su pianeti rocciosi che orbitano in una zona ben precisa attorno alla stella madre. Condizioni, queste, che consentirebbero la presenza di acqua allo stato liquido in superficie.
Ma in un provocatorio articolo di commento pubblicato questa settimana sulla rivista Science, il fisico teorico Sara Seager del Massachusetts Institute of Technology sostiene che le condizioni per l&#8217;abitabilità potrebbero essere più comuni di quanto generalmente pensato.
Seager, pioniera nello studio delle atmosfere dei pianeti ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2> </h2>
<h2>Secondo una ricercatrice americana, la gamma di esopianeti abitabili che potrebbero ospitare condizioni favorevoli alla vita sarebbe ben più ampia di quanto ipotizzato</h2>
<p>di Marc Kaufman</p>
<div id="attachment_4128" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/gliese.jpg"><img class="size-full wp-image-4128" alt="Una riproduzione artistica della stella Gliese e dei quattro pianeti del suo sistema planetario che potrebbero ospitare la vita. Illustrazione di Dana Berry, National Geographic" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/gliese.jpg" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Una riproduzione artistica della stella Gliese e dei quattro pianeti del suo sistema planetario che potrebbero ospitare la vita. Illustrazione di Dana Berry, National Geographic</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I ricercatori, negli ultimi decenni, hanno scoperto che la nostra Via Lattea, così come miliardi di altre galassie, è piena zeppa di pianeti extrasolari. La questione molto complessa e dibattuta che rimane da chiarire è se qualcuno di loro può effettivamente ospitare la vita.</strong></p>
<p>Gran parte degli scienziati ritiene che la ricerca di pianeti potenzialmente abitabili debba concentrarsi su pianeti rocciosi che orbitano in una zona ben precisa attorno alla stella madre. Condizioni, queste, che consentirebbero la presenza di acqua allo stato liquido in superficie.</p>
<p>Ma in un provocatorio articolo di commento pubblicato questa settimana sulla rivista <a href="http://www.sciencemag.org/content/early/recent"><em>Science</em></a>, il fisico teorico Sara Seager del Massachusetts Institute of Technology sostiene che le condizioni per l&#8217;abitabilità potrebbero essere più comuni di quanto generalmente pensato.</p>
<p>Seager, pioniera nello studio delle atmosfere dei pianeti extrasolari, dipinge un quadro diverso dal solito della tipologia di pianeti che potrebbero ospitare la vita. &#8220;La premessa di base è che, per essere abitabile, un pianeta debba avere acqua liquida&#8221;, spiega in un&#8217;intervista. &#8220;I</p>
<div id="middle"></div>
<p>pianeti con atmosfera sottile vengono riscaldati principalmente dalla propria stella. Ma ciò che più di ogni altra cosa regola la temperatura di superficie sono l&#8217;effetto serra, i tipi di gas presenti in atmosfera, e quanto pesante è l&#8217;atmosfera. Questo è quello che dobbiamo davvero capire&#8221;.</p>
<p><strong>Non il solito pianeta</strong></p>
<p>Con queste coordinate in mente, Seager descrive come l&#8217;acqua e la vita potrebbero trovarsi anche su pianeti di grandi dimensioni orbitanti la propria stella madre a distanze dieci volte superiori rispetto alla distanza Terra-Sole se solo, per esempio, le atmosfere di questi pianeti contenessero abbastanza idrogeno gassoso.</p>
<p>L&#8217;idrogeno, spiega Seager, crea un effetto serra molto più potente di quello presente nella nostra atmosfera, e potrebbe quindi mantenere al caldo la superficie di un pianeta che riceve poche radiazioni dalla sua stella.</p>
<p>Anche pianeti relativamente secchi e più vicini ai propri Soli potrebbero essere abitabili, secondo Seager. Questi pianeti hanno infatti bisogno di meno acqua per creare temperature adatte alla vita sulla loro superficie dal momento che l&#8217;umidità atmosferica è il gas serra più efficace di tutti.</p>
<p>Seager ha descritto Venere come un esempio dinamico di instabilità: il pianeta, un tempo ricco d&#8217;acqua, è ora inabitabile a causa della troppa umidità che ha dato vita a un effetto serra fuori controllo. Un Venere più secco e più giovane, spiega, sarebbe potuto evolvere in un pianeta piuttosto abitabile.</p>
<p>Anche i pianeti che non orbitano attorno a nessuna stella &#8211; i tanti pianeti che fluttuano liberamente &#8211; potrebbero ospitare la vita, secondo Seager. Avrebbero però bisogno di calore generato dai processi radioattivi o da altri processi all&#8217;interno loro nuclei, nonché dei giusti gas per mantenere il calore nell&#8217;atmosfera. &#8220;Se c&#8217;è una lezione importante da imparare dagli esopianeti,&#8221; scrive Seager su <em>Science</em>, &#8220;è che tutto è possibile nel rispetto delle leggi della fisica e della chimica&#8221;.</p>
<p>La ricerca astronomica di pianeti extrasolari in questi ultimi anni è stata uno straordinario successo, e molti pianeti sono stati scoperti in quelle che vengono considerate le &#8220;classiche&#8221; zone abitabili.</p>
<p><strong>Segni di vita</strong></p>
<p>Il prossimo passo per i ricercatori è quello di imparare a identificare nelle atmosfere gli elementi e i composti che sono considerati una traccia della possibile presenza di vita. E questa è la specialità di Seager.</p>
<p>Sulla Terra, per esempio, la presenza di grandi quantità di ossigeno atmosferico è un segno sicuro della presenza di vita perché, in mancanza di un rifornimento costante, l&#8217;ossigeno legherebbe rapidamente con altri elementi e scomparirebbe. Nelle atmosfere degli esopianeti, altri composti come ozono e metano, specialmente in combinazione con l&#8217;ossigeno, possono essere considerati segni di possibile vita extraterrestre.</p>
<p>Secondo James Kasting, esperto di esopianeti della Pennsylvania State University, le opinioni di Seager sulle possibili diverse condizioni di abitabilità nei vari pianeti extrasolari sono simili a quelle di altri membri della comunità scientifica. La sfida e le difficoltà maggiori risiedono però nell&#8217;enfasi con la quale Seager indica questi pianeti come obiettivi per le future ricerche.</p>
<p>Gli sforzi, da parte della NASA, di lanciare un telescopio orbitante che riesca a rintracciare e analizzare le atmosfere degli esopianeti si sono infatti rivelati di difficile pianificazione &#8211; e spesso sono rimasti frustrati.</p>
<p><strong>Un occhio nel cielo</strong></p>
<p>Un precedente progetto di costruzione di uno strumento del genere, il Terrestrial Planet Finder (TPF), è stato abortito a causa dell&#8217;esorbitante prezzo previsto: più di 5 miliardi di dollari. &#8221;Il telescopio che speriamo un giorno verrà costruito deve essere progettato per cercare particolari tipi di pianeti&#8221;, ha detto Kasting. &#8220;Molti di noi credono che un telescopio TPF a caccia di pianeti nelle più tradizionali zone abitabili abbia più possibilità di successo rispetto a un telescopio che cerchi esopianeti ricchi di idrogeno o con altre caratteristiche al di là di quelle che oggi compendiamo meglio&#8221;.</p>
<p>Ma se una missione TPF è ancora un&#8217;ipotesi remota, la NASA ha recentemente approvato lo sviluppo di un altro satellite per la ricerca di esopianeti chiamato Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS), il cui lancio è previsto per il 2017. TESS cercherà pianeti extrasolari nei dintorni di 500.000 stelle fredde e piccole (di classe spettrale M) relativamente vicine al nostro sistema solare. Per confronto, il telescopio spaziale Keplero è oggi alla ricerca di esopianeti in una regione contenente 150.000 stelle a centinaia di anni luce di distanza.</p>
<p>Da solo TESS non sarà in grado di fornire informazioni significative sulle atmosfere degli espopianeti. Ma potrà farlo in collaborazione con il James Webb Space Telescope &#8211; &#8220;se siamo fortunati&#8221;, ha aggiunto Seager. Il lancio del telescopio spaziale James Webb è in programma per il 2018.</p>
<p>Seager conclude il suo articolo scrivendo che, nonostante gli ostacoli, &#8220;il campo della ricerca e della caratterizzazione di esopianeti è sulla buona strada per capire appieno le condizioni di abitabilità e per trovare mondi abitabili&#8221;.</p>
<p>Questo non significa necessariamente che la vita extraterrestre esista, o che qualsiasi possibile osservazione futura porterà con sé alcuna nuova certezza, ha detto. Ma almeno stiamo imparando sempre meglio a guardarci intorno.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.nationalgeographic.it/scienza/spazio/2013/05/14/news/e_se_la_vita_extraterrestre_fosse_dove_non_la_stiamo_cercando_-1642100/" target="_blank">Nationalgeographic</a></p>
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		<title>Aiuto, un Ufo si è schiantato nel bosco &#8211; Vaccarizzo, Cosenza</title>
		<link>http://informiamo.altervista.org/blog/aiuto-un-ufo-si-e-schiantato-nel-bosco-vaccarizzo-cosenza/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 08:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvistamenti UFO]]></category>
		<category><![CDATA[Ufologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Incendio a Vaccarizzo Albanese, Cosenza: &#8220;Un Ufo è caduto al suolo&#8221;
&#8220;Aiuto, un Ufo si è schiantato nel bosco&#8221;


Testimoni giurano di avere visto &#8220;un Ufo stazionare in aria e poi sparire&#8221;. Ufficialmente, però, l&#8217;incendio sarebbe dovuto ad un meteorite che si è schiantato nel bosco


VACCARIZZO ALBANESE (COSENZA) - Il mistero &#8220;invade&#8221; la Calabria. E&#8217; bastato un incendio sviluppatosi la scorsa notte in un boschetto di Vaccarizzo Albanese, nel Cosentino, per dare il via a teorie più o meno fantasiose. Ufficialmente è stato un oggetto non identificato, ma con ogni probabilità un meteorite, a schiantarsi al suolo e provocare le fiammeche, fortunatamente, non hanno creato grandi problemi al paese. C&#8217;è però chi non si &#8220;piega&#8221; alla verità ufficiale e sostiene sia tutta colpa di un Ufo.
I TESTIMONI - E, secondo le testimonianze raccolte da &#8220;Weboggi.it&#8221;, sono in tanti a scommettere sulla &#8220;pista aliena&#8221;. &#8220;Abbiamo visto una luce rossa, sembrava un aereo ma era rosso fuoco. E&#8217; ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Incendio a Vaccarizzo Albanese, Cosenza: &#8220;Un Ufo è caduto al suolo&#8221;</b><br />
&#8220;Aiuto, un Ufo si è schiantato nel bosco&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/ufo-vaccarizzo-cosenza.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4125" alt="ufo vaccarizzo cosenza" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/ufo-vaccarizzo-cosenza.jpg" width="480" height="427" /></a></p>
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<header>Testimoni giurano di avere visto &#8220;un Ufo stazionare in aria e poi sparire&#8221;. Ufficialmente, però, l&#8217;incendio sarebbe dovuto ad un meteorite che si è schiantato nel bosco</p>
</header>
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<p><strong>VACCARIZZO ALBANESE (COSENZA) -</strong> Il mistero &#8220;invade&#8221; la Calabria. E&#8217; bastato un incendio sviluppatosi la scorsa notte in un boschetto di Vaccarizzo Albanese, nel Cosentino, per dare il via a teorie più o meno fantasiose. Ufficialmente è stato un oggetto non identificato, ma con ogni probabilità <strong>un meteorite, a schiantarsi al suolo e provocare le fiamme</strong>che, fortunatamente, non hanno creato grandi problemi al paese. C&#8217;è però chi non si &#8220;piega&#8221; alla verità ufficiale e sostiene sia tutta colpa di un Ufo.</p>
<p><strong>I TESTIMONI -</strong> E, secondo le testimonianze raccolte da &#8220;Weboggi.it&#8221;, sono in tanti a scommettere sulla &#8220;pista aliena&#8221;. &#8220;Abbiamo visto una luce rossa, sembrava un aereo ma era rosso fuoco. <strong>E&#8217; durata dieci secondi poi è sparita&#8221;</strong>, dice un ragazzo che ha assistito alla scena. La parola passa poi ad un &#8220;esperto&#8221;: &#8220;Confermo. Io ed un altro amico siamo stati testimoni oculari. <strong>Sono un appassionato di ufo</strong> ed ho capito subito che fosse qualcosa di anomalo. Di certo non un meteorite in quanto stazionava in cielo, galleggiava nell&#8217;aria&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;NON ERA UNA LANTERNA&#8221; -</strong>  Altri testimoni, invece, parlano di una lanterna cinese che è caduta fra gli alberi causando le fiamme. Molti, però, restano ancora scettici: &#8220;Ma quale lanterna cinese &#8211; attacca sempre &#8216;l&#8217;esperto&#8217; &#8211; ripeto sono un appassionato del fenomeno ufo, per non dire uno studioso, e credo di saper riconoscere una laterna cinese che, assolutamente, non ha variazioni cromatiche. Ma soprattutto una lanterna non provoca boato ed incendio all&#8217;impatto col suolo&#8221;. Chi crede alla storia dell&#8217;Ufo, poi, denuncia &#8220;il solito insabbiamento: <strong>Per non allarmare hanno cacciato la storia della lanterna ma ciò che abbiamo visto è molto diverso&#8221;</strong>.</p>
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<div>Fonte: <a href="http://www.today.it/citta/incendio-ufo-vaccarizzo-albanese.html" target="_blank">Today</a></div>
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		<title>Supereroe salva uomo utilizzando il teletrasporto in CINA? Filmato incredibile</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 07:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Misteri]]></category>
		<category><![CDATA[Teletrasporto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà pure un falso, ma il video che sta facendo il giro del web è davvero affascinante&#8230;

&#160;
Ecco il video
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà pure un falso, ma il video che sta facendo il giro del web è davvero affascinante&#8230;</p>
<p><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/teleportation.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4122" alt="teleportation" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/teleportation.jpg" width="631" height="385" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco il video</p>
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/mxXz8uajHAY?version=3&amp;wmode=transparent" width="560" height="340" style="background-color:#000;display:block;margin-bottom:0;max-width:100%;" title="YouTube video player" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><p style="font-size:11px;margin-top:0;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mxXz8uajHAY" target="_blank" title="Watch on YouTube">Watch this video on YouTube</a>.</p>
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		<title>Sciame d&#8217;api terrorizza un paese insetti impazziti per regina morta</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Misteri]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
		<category><![CDATA[invasione]]></category>
		<category><![CDATA[terrore]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#160;
6 maggio 2013 - Un intero quartiere assediato da uno sciame di oltre 10mila api. È accaduto a San Martino Valle Caudina, in Irpinia, dove decine di richieste di aiuto sono arrivate ai carabinieri del comando provinciale di Avellino dagli abitanti dell&#8217;insediamento Iacp.
I militari hanno prima avvisato i residenti di tenere chiuse porte e finestre, poi hanno chiesto l&#8217;intervento dei vigili del fuoco. Ma è stato impossibile intervenire anche per i pompieri, per il volo impazzito degli insetti.
L&#8217;emergenza alla fine è stata risolta da un apicoltore, contattato dai carabinieri, che ha accertato che gli insetti avevano perso la rotta per l&#8217;assenza di api regine, probabilmente uccise. Portando due api regine, l&#8217;apicoltore è riuscito a indirizzare il volo verso alcune gabbiette. Lo sciame è stato così recuperato.
Fonte: l&#8217;Unità
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				<content:encoded><![CDATA[ 
<p><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/sciame-api.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4117" alt="sciame api" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/sciame-api.jpg" width="640" height="254" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>6 maggio 2013 - Un intero quartiere assediato da uno sciame di oltre 10mila api. È accaduto a San Martino Valle Caudina, in Irpinia, dove decine di richieste di aiuto sono arrivate ai carabinieri del comando provinciale di Avellino dagli abitanti dell&#8217;insediamento Iacp.</p>
<p>I militari hanno prima avvisato i residenti di tenere chiuse porte e finestre, poi hanno chiesto l&#8217;intervento dei vigili del fuoco. Ma è stato impossibile intervenire anche per i pompieri, per il volo impazzito degli insetti.</p>
<p>L&#8217;emergenza alla fine è stata risolta da un apicoltore, contattato dai carabinieri, che ha accertato che gli insetti avevano perso la rotta per l&#8217;assenza di api regine, probabilmente uccise. Portando due api regine, l&#8217;apicoltore è riuscito a indirizzare il volo verso alcune gabbiette. Lo sciame è stato così recuperato.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.unita.it/sociale/sciame-d-api-terrorizza-un-paese-br-insetti-impazziti-per-regina-morta-1.498845" target="_blank">l&#8217;Unità</a></p>
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		<title>In Mozambico uccisi tutti i rinoceronti</title>
		<link>http://informiamo.altervista.org/blog/in-mozambico-uccisi-tutti-i-rinoceronti/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[criptozoologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vittime dei bracconieri per commercio illegale di corni

ROMA &#8211; Per la biodiversita&#8217; arrivano notizie disastrose dal Mozambico: come riporta Live Science, sembrerebbe che i bracconieri abbiano ucciso tutti i rinoceronti presenti nel Parco Nazionale del Limpopo, una grande riserva naturale del Paese africano.
Gli amministratori del parco hanno annunciato l&#8217;estinzione dei rinoceronti, avvenuta a causa del commercio illegale dei corni, molto richiesti sui mercati cinesi e vietnamiti. &#8221;Non si vedono esemplari da gennaio, molto probabilmente significa che quelli che vivevano all&#8217;interno del parco sono morti&#8221;, ha dichiarato il direttore del parco, Antonio Abacar.
&#8221;Il nostro piu&#8217; grande problema e&#8217; che alcuni dei nostri lavoratori sono coinvolti nel bracconaggio&#8221;, ha spiegato Abacar ai giornalisti. Il parco si estende su una superficie di 1,1 milioni di ettari e fa parte del Great Limpopo Park che copre anche il South African Kruger Park e il Gonarezhou Park in Zimbabwe.
Fonte: ANSA
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2> </h2>
<h2>Vittime dei bracconieri per commercio illegale di corni</h2>
<p><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/rinoceronte-mozambico.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4113" alt="LA NATURA SELVAGGIA DEL CONCORSO FOTOGRAFICO VEOLIA ENVIRONNEMENT" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/rinoceronte-mozambico.jpg" width="600" height="400" /></a></p>
<p>ROMA &#8211; Per la biodiversita&#8217; arrivano notizie disastrose dal Mozambico: come riporta Live Science, sembrerebbe che i bracconieri abbiano ucciso tutti i rinoceronti presenti nel Parco Nazionale del Limpopo, una grande riserva naturale del Paese africano.</p>
<p>Gli amministratori del parco hanno annunciato l&#8217;estinzione dei rinoceronti, avvenuta a causa del commercio illegale dei corni, molto richiesti sui mercati cinesi e vietnamiti. &#8221;Non si vedono esemplari da gennaio, molto probabilmente significa che quelli che vivevano all&#8217;interno del parco sono morti&#8221;, ha dichiarato il direttore del parco, Antonio Abacar.</p>
<p>&#8221;Il nostro piu&#8217; grande problema e&#8217; che alcuni dei nostri lavoratori sono coinvolti nel bracconaggio&#8221;, ha spiegato Abacar ai giornalisti. Il parco si estende su una superficie di 1,1 milioni di ettari e fa parte del Great Limpopo Park che copre anche il South African Kruger Park e il Gonarezhou Park in Zimbabwe.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2013/04/29/Mozambico-uccisi-tutti-rinoceronti_8630245.html" target="_blank">ANSA</a></p>
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		<item>
		<title>CERCHI NEL GRANO: MISTERO AD ARCONATE</title>
		<link>http://informiamo.altervista.org/blog/cerchi-nel-grano-mistero-ad-arconate/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 10:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>informiamo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crop circles]]></category>
		<category><![CDATA[Arconate]]></category>
		<category><![CDATA[cerchi nel grano]]></category>
		<category><![CDATA[crop circles]]></category>
		<category><![CDATA[Legnano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mistero ad Arconate. Chiacchierio sempre più diffuso in paese dopo che, nei giorni scorsi, sono comparse alcune forme irregolari in un campo di grano.
A segnalare l&#8217;apparizione è stato un ragazzo che, appena si è accorto del fatto, ha fotografato dal balcone di casa sua la composizione.
Un episodio che ha destato una certa curiosità e ha immediatamente riportato alla mente il noto fenomeno &#8220;crop circle&#8221; ossia i cerchi nel grano o in coltivazioni analoghe come l&#8217;orzo e la colza, dove le piante si presentano appiattite in modo uniforme e ben organizzate creando forme di vario genere: c&#8217;è chi pensa all&#8217;opera di alieni mentre per altri si tratta di opere di artisti più&#8230; umani.
In in realtà, quello del campo di Arconate, è un evento riconducibile all&#8217;azione delle pioggie dei giorni scorsi e che si possono ricondurre a un fenomeno naturale chiamato allettamento delle spighe accaduto anche l&#8217;anno scorso nei campi tra Bienate e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/legnano-crop.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4110" alt="legnano crop" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/legnano-crop.jpg" width="722" height="480" /></a></p>
<p>Mistero ad Arconate. Chiacchierio sempre più diffuso in paese dopo che, nei giorni scorsi, sono comparse alcune forme irregolari in un campo di grano.</p>
<p>A segnalare l&#8217;apparizione è stato un ragazzo che, appena si è accorto del fatto, ha fotografato dal balcone di casa sua la composizione.</p>
<p>Un episodio che ha destato una certa curiosità e ha immediatamente riportato alla mente il noto fenomeno &#8220;crop circle&#8221; ossia i cerchi nel grano o in coltivazioni analoghe come l&#8217;orzo e la colza, dove le piante si presentano appiattite in modo uniforme e ben organizzate creando forme di vario genere: c&#8217;è chi pensa all&#8217;opera di alieni mentre per altri si tratta di opere di artisti più&#8230; umani.</p>
<p>In in realtà, quello del campo di Arconate, è un evento riconducibile all&#8217;azione delle pioggie dei giorni scorsi e che si possono ricondurre a un fenomeno naturale chiamato allettamento delle spighe accaduto anche l&#8217;anno scorso nei campi tra Bienate e Magnago.</p>
<p><img alt="" src="http://www.legnanonews.com/uploads/images/ambiente/DSC_0988.JPG" /></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.legnanonews.com/news/2/28493/" target="_blank">Legnanonews</a></p>
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