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Anni Trenta, “ordigni esotici” nei cieli di Roswell

 

Oggi è difficile ricevere una corretta informazione, risulta quasi una chimera leggere racconti dove il narratore di turno è intellettualmente onesto ed apre il suo bagaglio di conoscenza senza selezionare le notizie utili, da pubblicare, da quelle scomode, da lasciare nell’oblio degli archivi. Perché iniziare un articolo con queste premesse si chiederà qualcuno e noi rispondiamo che ad un attento esame ci risulta chiaro che gli storici dell’ufologia non ce la raccontano giusta: se aggiungiamo che non tutti i lettori hanno voglia di andarsi a spulciare gli archivi storici, di correlare date ed accadimenti per darsi delle risposte, pensiamo risulti chiaro che ingannarli è un gioco da ragazzi. Roswell, la capitale dell’ufologia, luogo in cui nel 1947  - si vocifera – si sia schiantata un’astronave aliena e dunque luogo di culto per tutti gli ufologi del mondo. Ma gli ufologi vi hanno raccontato cosa volava nei cieli di Roswell prima del 1947? E’ possibile che la tecnologia che l’uomo aveva raggiunto in quegli anni era così arretrata?

Bene, se ho solleticato la vostra fantasia possiamo partire, vi racconto una storia - vera - in modo da darvi spunti di riflessione aggiuntivi per evitare di cadere sempre nei luoghi comuni, terra fertile dell’inganno.

Se facciamo il nome di Werner Von Braun (Wernher Magnus Maximilian Freiherr von Braun) tutti sanno di chi stiamo parlando, dell’ex scienziato nazista “espatriato” in USA (il padre della NASA) a cui sono collegati i grandi progetti MercuryGemini e Apollo che hanno portato astronauti americani fin sulla Luna.

Qualcuno di voi invece conosce chi si nasconde dietro al nome Robert Goddard? Sono sicuro che pochi lo conoscono, e dire che può essere considerato il vero “padre dimenticato” dell’astronautica americana. La sua storia nasconde forse il segreto di molti avvistamenti e di tante leggende sugli UFO nate negli USA? Non lo sappiamo con certezza ma ci sono tante coincidenze che ci fanno riflettere, se volete fare questo tuffo nella storia assieme a noi cercherò di non deludere le vostre aspettative.

Roberto Goddard fu il primo a riuscire a risolvere un dilemma che nessuno era riuscito a risolvere, fu infatti lui il primo a lanciare dal cortile della sua abitazione di Auburn nel Massachussets il primo razzo a propellente liquido della storia (Il problema dell’aria venne risolto dotando il motore di due serbatoi: uno col combustibile e uno con l’ossigeno, necessario affinché il combustibile possa bruciarsi. Nel 1926 Robert Goddard riuscì finalmente a progettarne uno funzionante).

Il razzo era alto 1,20 cm e largo 15 cm.

Nessuno, forse nemmeno lui, aveva capito l’importanza di quell’evento infatti nessuno aveva interesse a parlarne tranne la stampa locale che in un breve trafiletto scrisse “Il primo volo di un razzo a propellente liquido è stato fatto ieri al podere della zia Effie“. Il primo razzo della storia, battezzato “Nell” aveva preso la via del cielo volando per appena mezzo secondo e raggiungendo i 14 metri di altitudine, poco per dire che si era fatta la storia ma fu proprio questo breve volo ad aprire la strada alla moderna missilistica. Certo che i problemi di vicinato ci sono sempre stati nella storia e nessuno poteva immaginare che quel fastidioso frastuono avrebbe dato un fondamentale contributo alla scienza, infatti i dirimpettai di Goddard, forse spaventati per il frastuono, chiamarono immediatamente la polizia che dopo un breve accertamento multò il povero inventore!

Robert Goddard non era un tipo ben introdotto in società, al contrario era schivo e riservato, un solitario e badava poco a ciò che pensava la gente di lui. Come tutti i pionieri era visto con curiosità ed ironia dai conoscenti ed ogni pretesto era buono per riderci su, magari nelle chiacchiere da bar.

Il giornale New York Times che in una cronaca degli Anni Venti lo aveva esplicitamente tacciato di ignoranza scriveva: “Ognuno sa che un razzo non può viaggiare nel vuoto, poiché non c’è nulla da cui trarre la spinta. Goddard  sembra non avere nemmeno le conoscenze di base delle scuole superiori”, ma il tempo è galantuomo!

Solo dopo tre anni (1929) dal lancio del primo razzo, Goddard mise a punto un secondo e più raffinato ordigno, più grande e potente del primo, a bordo aveva a corredo una serie di strumenti meteorologici. Fu un successo ma la stampa locale non si fece scappare l’occasione di deriderlo, infatti il giornale di Worcester, la sua città natale, titolò sarcasticamente “Razzo lunare manca l’obiettivo di appena 238799 miglia e mezzo”. Ma il lancio di questo secondo ordigno attirò l’attenzione di Charles Lindbergh, pioniere dell’aviazione che tutti ricordiamo per la prima trasvolata Atlantica senza scalo della storia. Fu proprio Lindbergh a convincere il filantropo Daniel Guggenheim a finanziare il “curioso” costruttore di quel razzo, pensate, con un fondo ricerca di 50 mila dollari che era una cifra considerevole per l’epoca. Indovinate dove si trasferì per le sue ricerche il nostro pioniere? Si, proprio a Roswell, la stessa che diventerà il centro degli appassionati di Ufo di tutto il mondo!

Nel nuovo campo base di Roswell, Goddard progetterà e farà volare razzi sempre più potenti e tecnologici e non si risparmierà nel condividere le nuove scoperte e le nuove idee con l’esercito. Inventò di sana pianta tutte le apparecchiature ed i sistemi di guida automatici rendendo i suoi razzi sempre più affidabili, veloci ed “esotici” agli occhi dei comuni cittadini. Non oso immaginare cosa pensarono gli ignari abitanti che in quegli anni avvistavano quelle strane aeronavi sconosciute. A proposito, i militari furono molto interessati ad una sua strana invenzione che oggi conosciamo con il nome di “bazzoka” che lo stesso aveva già perfezionato addirittura nel 1918!

Purtroppo in vita, Goddard, non ebbe alcuna soddisfazione per le sue ricerche in campo missilistico ma dopo la sua morte avvenuta nel 1945 nessuno poteva immaginare che le sue idee potessero stuzzicare nuovamente l’interesse del governo; solo il lancio dello Sputnik, il primo satellite lanciato nello spazio in orbita dal nemico russo costrinse gli scienziati americani ed il governo USA a riconsiderare le ricerche ed i brevetti di quello che fino ad allora era considerato come uno “strampalato inventore”. In fretta e furia acquistarono tutti i brevetti (precisamente 214) dagli eredi di Goddard, brevetti che diedero il via alla conquista dello spazio made in USA. Quarantanove anni dopo, nel 1969, pochi giorni prima dell’allunaggio dell’Apollo 11, lo stesso New York Times ritrattò quanto aveva scritto in precedenza su Goddard: “Gli ulteriori esperimenti e ricerche hanno confermato di risultati di Isaac Newton nel XVII secolo, dimostrando definitivamente che un razzo può muoversi nel vuoto così come nell’atmosfera. Il Times si rammarica dell’errore”. Qualcuno si sarà accorto che qualcosa non torna in quanto Goddard morì nel 1945 mentre l’incidente di Roswell avvenne  nel 1947, ma cosa accadde ai progetti di Goddard dopo la sua morte, il “campo base” sparì come d’incanto? Nessuno ebbe più accesso ai progetti in corso? I collaboratori di Goddard sparirono nel nulla? Il dubbio ci viene eccome, senza il bisogno di scomodare esseri super tecnologici provenienti da chissà quale parte della Galassia, avevamo “ordigni” stupefacenti già prima di quell’epoca.

Carmelo Scuderi

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